Kipchoge, Berlino e una maratona vera

Archiviata l’operazione di Monza Kipchoge vince una gara dura e sofferta, regolando l’esordiente Adola che sfiora l’impresa. 

Maratona di Berlino
La partenza della maratona. Fonte: pagina Twitter Bmw Berlin-Marathon

Era sceso in pista sabato sei maggio. All’autodromo di Monza, su un percorso studiato a tavolino, in una data decisa a tavolino, a un orario pensato a tavolino. Con un mucchio di lepri, tutte libere di fermarsi e ripartire nel giro successivo. Con la macchina davanti a fendere l’aria. Eliud Kipchoge, insieme a Zersenay Tadese e a Lelisa Desisa, aveva dato l’assalto al muro delle due ore della maratona. O meglio, dei 42.195 metri, perché tolta la distanza quell’evento, così artificiale, non aveva nulla di una vera maratona. Non gli avversari, non il pubblico, non le regole. Tutto studiato per permettere alla casa del baffo di poter dire che l’allunaggio l’aveva conquistato lei. E in effetti, a quattro mesi e mezzo di distanza, 2:00’25’’, conta più per l’azienda che per l’atleta. D’altra parte, questa era l’idea di tutta l’operazione.

Stavolta Eliud Kipchoge si è infilato le scarpe per una gara vera. La maratona di Berlino, la più veloce del mondo, quella su cui annualmente si giocano le maggiori speranze di record mondiale. Contro di lui c’erano una leggenda come Kenenisa Bekele e un grande maratoneta come Wilson Kipsang. Tutti e tre in grado di vincere, tutti e tre in grado anche di scendere sotto il 2:02’57’’ di Dennis Kimetto. Anche se pioveva, cosa che in un evento sponsorizzato e organizzato a tavolino non sarebbe mai successa. Sono partiti forte: dopo i primi 5.000 erano solo in nove nel gruppo di testa, che è passato con un parziale di 14’28’’, sei secondi migliore del record del mondo. Hanno continuato sui ritmi del primato ancora per decine di chilometri, ma intanto hanno perso pezzi. Il primo a saltare è stato Bekele, che qui l’anno scorso aveva mancato il record per sei secondi e stavolta era probabilmente all’ultima chiamata della carriera, almeno per quanto riguarda i livelli dell’iperuranio in cui è abituato a trovarsi. È saltato poco dopo metà gara. Kipsang invece si è ritirato a sorpresa ai rifornimenti del trentesimo chilometro: non aveva dato nemmeno un’avvisaglia fino a quel momento. E a quel punto, Kipchoge si è trovato solo contro il record del mondo. E un compagno di viaggio, tale Guye Adola, che non si capiva bene cosa ci facesse lì: 27 anni, alla prima maratona in una carriera discreta e non di più. Avrebbe dovuto scoppiare, invece Adola continuava sui ritmi del campione olimpico, uno dei cinque più grandi runner dell’ultimo quarto di secolo. Anzi, quando il ritmo è sceso, ha guardato Kipchoge ed è scappato via. Mancavano cinque chilometri, è stato il suo primo e unico errore. Avrebbe dovuto aspettare, ma prima di giudicarlo bisogna mettersi nella testa di un carneade in preda all’euforia per l’impresa che sta riuscendo a fare. Kipchoge in quel momento era veramente in crisi. Quelle smorfie erano tremendamente vere, non era il ghigno tirato di Monza ma sofferenza pura. Ha provato a recuperarlo, ma poi Adola l’ha distanziato di nuovo. È riuscito a riprenderlo al quarantesimo. L’ha passato e si è involato verso la vittoria. Tempo: 2:03’34’’. Non un record, ma una gara vera e sofferta. Con buona pace di quei tre minuti e oltre che lo distanziano dall’ipotesi di corsa che si era vista a Monza. Dietro di lui Adola, in 2:03’47’’. Difficile, se non impossibile, trovare altre volte nella storia un esordio così abbagliante. Kipchoge ha vinto una gara vera, contro avversari veri. Ha dato spettacolo. Le due ore possono aspettare, l’atletica vera è questa cosa qui.

Dietro, intanto, si svolgeva il dramma di Philipp Pflieger. Caduto una volta, si è rialzato staccandosi barcollando dalle transenne. Ci ha riprovato, ma è caduto ancora. E quando stava per crollare di nuovo, è stato convinto a ritirarsi. In lacrime. A poche centinaia di metri dal traguardo. Perché nell’atletica vera, e non nel mondo fatato delle gare costruite a tavolino, succede anche questo.

 

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