Corsia vuota

Iaaf Campionati Mondiali 2017 di Atletica Leggera
Fonte: Fidal Colombo/Fidal

Isaac Makwala lasciato fuori dallo stadio per un virus intestinale. E la finale dei 400 metri, appuntamento clou della quinta giornata e degli interi Mondiali, diventa una farsa

Guardando la finale mondiale dei 400 metri, gli allenatori delle squadre di atletica di tutto lo Stivale hanno tirato un unico, sincrono, lunghissimo sospiro di sollievo. La ragione è semplice. A chiunque abbia mai praticato questo sport, almeno una volta nella vita, è capitato di essere precettato per i “cds di campestre”. Sono i campionati regionali (e italiani, per chi si qualifica) di società di cross. Per fare numero, soprattutto nelle categorie giovanili, gli allenatori costringono qualunque malcapitato a parteciparvi. Non solo i mezzofondisti: ci vanno di mezzo pure marciatori, velocisti, nei casi più disperati qualche saltatore. Ovviamente, dato che le campestri si corrono d’inverno, malanni di ogni ordine e grado sono all’ordine del giorno. Ma non impietosiscono nessuno. A meno di grossi infortuni fisici (ma si va dalle problematiche alla Long John Silver in su), alla partenza bisogna esserci. E bisogna anche arrivare, per portare punti a casa o farli perdere alle altre squadre. Così, spesso, la partenza delle gare di campestre a squadre ricorda un lebbrosario: gente che trema per la febbre, tossisce, starnutisce. Volti pallidi, occhi spiritati. Fa parte del gioco, lo si accetta. Ecco, se il ministero della salute britannico e la Iaaf dettassero legge, le partecipazioni ai campionati di società di campestre sarebbero dimezzate. E quasi nessuno riuscirebbe a mettere insieme una squadra.

La finale dei 400 maschili di Londra doveva essere la gara di cartello dei Mondiali, una sfida stellare su cui valutare le possibilità tenuta dell’intero movimento dopo l’addio di Usain Bolt. Si è trasformata in una farsa epocale, che grida vendetta se si pensa che è andata in scena in uno dei pochissimi palcoscenici ancora capaci di riempirsi di pubblico (stadi pieni come a Londra, nei grandi eventi di atletica, non si vedevano da anni). A Isaac Makwala è stata negata la partecipazione. Il botswano era un serio pretendente al titolo, l’unico oltre a Steven Gardiner a nutrire qualche speranza di mettere i bastoni tra le ruote a Wayde Van Niekerk. La finale del giro della morte viveva su due aspettative. La prima: la possibilità di abbattere la bandiera dei 43 secondi nei 400 metri. Obiettivo irraggiungibile, con una temperatura di 15 gradi. La seconda: un duello all’arma bianca fino all’ultimo metro tra i più forti. Ma Gardiner, dopo aver impressionato in batteria e semifinale, aveva esaurito la benzina. E Makwala è stato bloccato all’entrata dello stadio, come uno spettatore senza biglietto.

Il motivo è un norovirus che potrebbe avere colpito qualche decina di atleti nella capitale britannica. Ha dei sintomi sgradevoli, ma conseguenze lievemente inferiori per gravità a quelle di Ebola. Tuttavia, secondo le regole del ministero della Salute britannico, chi ne è affetto deve rimanere in quarantena per 48 ore. O, almeno, questo recita la Iaaf nel suo comunicato in cui annuncia l’esclusione di Makwala dalla finale dei 400 metri. La decisione, sostiene la federazione mondiale, è arrivata dopo una visita medica. Dal canto suo, lui sostiene di stare bene e di non essere stato visitato da alcun dottore. Per la verità, poco importa. Perché la Gran Bretagna, essendone la culla, è uno dei pochi Paesi in cui lo sport ha ancora una sua sacralità. E molto del mito di qualunque atleta, in qualunque disciplina sportiva e soprattutto nei Paesi anglosassoni, si costruisce sulla sua capacità di affrontare il dolore e gli infortuni. L’idea che basti un virus intestinale per costringere uno dei nomi di punta di un Mondiale a fermarsi rasenta il ridicolo. Sia per l’incapacità della sanità inglese di distinguere tra la peste del 1349 e l’indisposizione del 2017, sia per la completa compiacenza della Iaaf, che accetta senza fiatare la distruzione dei motivi d’interesse verso la sua serata più importante.

Una compiacenza che, per la verità, lascia campo aperto a qualunque ordine e grado di sospetti, illazioni e cattivi pensieri. Qualcuno è capace di immaginare un Usain Bolt fermato all’entrata dello stadio come un ladro e invitato a tornare in albergo per non attaccare l’influenza ai vicini di corsia? Forse in un universo parallelo. Ed è altrettanto difficile immaginare un atleta statunitense da medaglia, o un britannico padrone di casa, o in generale atleti di federazioni di peso essere messi alla porta per lo stesso motivo. Nella più gentile delle ipotesi, Makwala è stato escluso perché il Botswana come federazione non conta nulla. Ma le dietrologie potrebbero spingersi più in là. A notarlo è Michael Johnson, non proprio l’ultimo degli incompetenti ma uno dei nomi sacri dell’atletica mondiale: «Qual è il criterio? Se collassi stai bene, ma se vomiti non stai bene? – chiede ironicamente l’ex primatista mondiale di 200 e 400, citando due tra le conseguenze più frequenti che affronta chi corre un giro della morte – C’è molta inconsistenza qui e “l’elefante nella stanza” è che Wayde Van Niekerk è un prediletto della Iaaf, un prediletto dei fan, un prediletto di tutti, un campione olimpico, un detentore del primato mondiale, un campione mondiale e ora l’unico sfidante è stato tolto da entrambe le gare. Le teorie del complotto abbondano». Certo, è possibile che la Iaaf sia in buona fede. Ma è difficile da credere a meno che qualcuno riesca seriamente a figurarsi un Bolt fatto fuori dalla finale dei 100 per l’influenza. Soprattutto considerando che la federazione mondiale sta attraversando una crisi di credibilità devastante da anni. Makwala, intanto, ha dovuto rinunciare a due gare nelle quali, come minimo, poteva portare a casa due medaglie. A 31 anni e nell’anno migliore della carriera, è una mazzata. Gli manca ancora la 4×400, dove il Paese africano ha più di una speranza di ben figurare, persino di vincere se la gara si mette in un certo modo. Sempre che governo britannico e Iaaf ritengano che Makwala possa prendere parte a questi Mondiali a un certo punto del loro svolgimento.

Per il futuro, è il minimo attendersi che le gare di giavellotto si disputino solo in aeroporti abbandonati: forse è più probabile essere infilzati da uno di questi strumenti che farsi attaccare l’influenza da Makwala. È già successo. E le conseguenze rischiano di essere peggiori.

Per la cronaca: Van Niekerk ha vinto. In 43’’98. Un buon tempo, ma lontanissimo dal record. Lui lo sapeva e, verso l’arrivo, ha rallentato per non sprecare energie preziose in vista dei 200. Tanto non aveva nessuno a insidiarlo, la corsia di Makwala era vuota.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...