La linea verde degli Azzurri

Folorunso
(Foto: Colombo/Fidal)

Scendono in pista Filippo Tortu e Ayomide Folorunso, meno di quarant’anni in due: il futuro dell’Italia nell’atletica passa da loro

 

Al quarto giorni di Mondiali, l’Italia butta nella mischia i suoi due giovani talenti più forti tra quelli presenti a Londra. Filippo Tortu farà capolino alle 20,02 nella batteria dei 200, la stessa del botswano Isaac Makwala (19’’77 quest’anno) e del giamaicano Warren Weir (20’’18 il miglior tempo del 2017, ma ha un personale di 19’’79). Mezz’ora dopo, alle 20,39, sarà il turno di Ayomide Folorunso nei 400 ostacoli. Il milanese di origine sarda ha 19 anni, la fidentina nata in Nigeria ne compirà a breve 21. Insieme non arrivano a quarant’anni: Fabrizio Donato, che a sua volta avrebbe esordito oggi – e con qualche lecita speranza di andare in finale – se non si fosse infortunato poche settimane fa, ne ha 41. Il futuro dell’atletica azzurra passa da loro e da loro passa buona parte delle speranze di riscatto di un movimento che sta vivendo in crisi, sempre più profonda, da almeno trent’anni.

Per Tortu è l’esordio sul massimo palcoscenico. Finora, ha sempre dimostrato di saper reggere bene la pressione quando è stato messo alla prova. L’anno scorso, ai Mondiali Juniores, ha conquistato un ottimo argento nei 100 al primo anno di categoria e trascinato la 4×100 in finale con una rimonta irresistibile. Ai Mondiali di staffetta di Nassau, nonostante la squalifica dell’Italia, ha fatto vedere un’ottima quarta frazione. La sua serata magica, finora, è stata quella del Golden Gala di Roma: al cospetto dell’argento e del bronzo di Rio 2016, Andre De Grasse e Christophe Lemaitre, non ha fatto una piega. Ha dipinto una curva perfetta, prima di lanciarsi in un rettilineo da cui è sbucato in testa. Ha chiuso quarto e con il fiato corto, perdendo qualcosa sulla fase che dovrebbe essere il suo cavallo di battaglia. Eppure, proprio questo fa ben sperare: l’ottima partenza, che in teoria è il suo punto debole, e i margini di miglioramento evidenziati nella seconda parte. Il tutto condito da un crono, 20’’34, che è a soli sei centesimi dal primato italiano che Andrew Howe fissò nel 2004. Insomma, quel giorno Tortu ha dimostrato di essere già ora pronto per un miglioramento di qualche decimo rispetto a quello che è un buon tempo internazionale. Poche ore dopo si è fatto male inciampando in un gradino, ma ha recuperato e ora è a Londra per giocarsi le sue carte. Che non sono male: la sua batteria non è semplice, vista la compresenza di un pretendente all’oro come Makwala e di un altro possibile finalista come Weir. Per essere certi del passaggio bisogna giocarsela per il terzo posto con gli altri, a partire dal trinidegno Kyle Greaux (personale di 20’’19). Difficile, non impossibile per il Tortu visto a Roma. Negli ultimi anni, da quando ha iniziato a dominare le categorie di riferimento, si sono sprecati i paragoni: questa è una terra di duecentisti e, nonostante sia passato qualche decennio, fortunatamente qualcuno ancora ricorda Livio Berruti e Pietro Mennea. Il primo a 21 anni vinceva le Olimpiadi, il secondo a 20 arrivava terzo. Tortu, al momento, farebbe già un ottimo lavoro arrivando in finale. E non è detto che riesca un giorno a raggiungere il livello dei suoi due predecessori. Certo è che un talento del genere, nell’Italia maschile, non si vedeva da un pezzo. E se le speranze di ori olimpici sono limitate anche in prospettiva (poi, se arrivano, tanto meglio), un giovane così può essere un punto di partenza per tornare a parlare di staffette competitive. L’argento del Giappone lo scorso anno a Rio e quello della Cina due anni fa a Pechino hanno dimostrato, casomai ce ne fosse bisogno, che non servono fuoriclasse per giocarsi la medaglia nelle gare di squadra: bastano uno-due atleti di alto livello, un gruppo senza punti deboli e un costante lavoro mirato per perfezionare la meccanica di gara. E tanta pazienza. Ma ne vale la pena, soprattutto pensando che dietro a Tortu altri giovani si muovono: un nome su tutti è quello di Lorenzo Paissan, 17 anni e già sceso a 10’’53 sui 100 e 21’’36 sui 200.

Ayomide Folorunso, ormai, non è più una sorpresa. Rivelazione nella 4×400 di Pechino 2015, l’anno scorso ha di nuovo fatto parte della staffetta che si è ottimamente comportata alle Olimpiadi di Rio 2016 arrivando sesta. È una grande agonista quando c’è da confrontarsi in staffetta e un’atleta di caratura internazionale quando si tratta di correre da sola: nei 400 ostacoli, l’anno scorso, era già in grado di arrivare in semifinale. Anche quest’anno il suo obiettivo è quello, in una batteria insidiosa perché molte hanno primati migliori del suo. Ma il suo confronto è anche con il cronometro: quel personale di 55’’50 era ottimo l’anno scorso, soprattutto considerando il fatto che già in quella gara aveva fatto vedere enormi margini di miglioramento. Ma ora è necessario fare qualcosa di meglio se l’obiettivo è quello di diventare una grande. E Folorunso, tra le grandi, può starci benissimo per quello che ha fatto vedere finora.

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