La passeggiata di Van Niekerk e un’impresa da Re

Isaac Makwala
Foto: Getty Images

Il sudafricano scherza per un giro, l’azzurro conquista la semifinale contro tutti i pronostici. Senza sorprese Thompson e Amos nei 100 donne e negli 800 uomini, scintille nel salto in alto dell’eptathlon.
È entrato in pista, si è guardato intorno, ha trotterellato per tre quarti di gara e poi, con una progressione impressionante, in 80 metri è risalito dalle retrovie fino alla testa della sua batteria. Prima di rallentare e chiudere al passo. Wayde Van Niekerk non ha fatto un bel 400, anzi non ha fatto proprio un 400: ha sbrigato la pratica della qualificazione in assoluta tranquillità, con la consapevolezza – e questo forse è ciò che impressiona di più – di essere abbastanza superiore agli altri da potersi concedere il lusso di uscire sull’ultimo rettilineo lontanissimo dalla testa. Per poi aprire il gas e mettere a tacere tutti. Per il sudafricano, però, il tempo degli scherzi comincia e finisce con il primo turno. Già in semifinale ci sarà da fare sul serio, perché il livello è alto.
Non tanto quello medio: a Pechino, due anni fa, nel primo turno in 18 su 24 qualificati scesero sotto i 45 secondi, in due sotto i 44. Stavolta i sub 45 sono stati appena sette. Ma i migliori sono arrivati tirati a lucido. Il botswano Isaac Makwala, che insegue la stessa doppietta 200-400 di Van Niekerk, ha dominato la sua batteria in 44’’55, miglior tempo assoluto per questa prima giornata sul giro della morte. Ma anche il 22enne Steven Gardiner, delle Bahamas, ha fatto sapere di essere della partita, con un 44’’75 in assoluta scioltezza che lascia immaginare, anche per lui, un futuro possibile sotto i 44’’. LeShawn Merritt, ormai al tramonto della carriera, ha sfoderato tutto il suo orgoglio e ottenuto l’ottavo tempo con 45’’00. Ormai l’americano non tiene più il ritmo del resto del mondo, ma non si arrende e in semifinale cercherà di giocarsi le sue carte per approdare alla gara decisiva. E, a quel punto, l’esperienza potrebbe pure tornargli utile. Va segnalata l’impresa di Davide Re: era nella batteria di Van Niekerk e, tra i nove iscritti, aveva l’ottavo primato personale (45’’40). In una serie che faceva accedere direttamente alla semifinale solo i migliori tre, passare era un’impresa. Invece è sempre rimasto a contatto e nel rettilineo ha superato, tolto il sudafricano, tutti gli altri, approfittando della sciocchezza del trinidegno Machel Chedenio che ha rallentato troppo presto senza vederlo (i due erano fianco a fianco) e della squalifica del costaricano Nery Brenes che era arrivato secondo. Il risultato, 45’’71, vale una qualifica diretta tra i sedici migliori al mondo, aiutata anche dal fatto che la sua batteria è stata la più lenta delle sei in programma. Domani scenderà in pista per fare il primato personale, ma il suo risultato lo rende già tra i migliori della spedizione azzurra. Tra i magnifici sedici ci saranno anche i due gemelli belgi Kevin e Jonathan Borlée: il primo si è qualificato arrivando terzo nella sua batteria, il secondo ha ottenuto l’ultimo tempo di ripescaggio (45’’70) con tre centesimi sul dominicano Luguelin Santos che a Londra fu vice campione olimpico nel 2012.
La giamaicana Elaine Thompson non è al massimo della forma e non correrà i 200. Ma le sue qualità sono state sufficienti per superare, con una corsetta, le batterie dei 100 sotto una pioggia fitta. Qui la sorpresa è una tedesca non ancora ventunenne, Gina Luckenkemper, 10’’95: prima volta sotto gli 11 secondi in carriera, lasciando di stucco e lievemente irritata l’ivoriana Murielle Ahoure, una che sogna la medaglia. Passano le big: l’americana Tori Bowie e la nigeriana Blessing Okagbare-Ighoteguonor sbrigano la pratica in terza batteria. In quarta, Marie-Josée Ta Lou e Dafne Schippers fanno lo stesso. Molto bene Ta Lou, mentre Schippers sta ancora cercando la sé stessa di due anni fa.
Sono anche iniziate le fatiche dell’eptathlon. Finora, il risultato migliore è l’1,95 nel salto in alto della belga Nafissatou Thiam e della cubana Yorgelis Rodriguez. Ma mentre da Thiam era legittimo aspettarselo, visto il personale di 1,98, per Thiam è un miglioramento di otto centimetri rispetto al personale di 1,87. Un risultato clamoroso, una nuova dimensione a 22 anni.
Gli 800 cercano di trovare una trama dopo l’infortunio di David Rudisha, il protagonista annunciato sui due giri. Ora l’indiziato numero uno è Nijel Amos, botswano di 23 anni. A Londra, cinque anni fa, diventò vice campione olimpico con tanto di primato mondiale juniores in 1’41’’73. Davanti gli arrivò solo Rudisha, che fece una delle più straordinarie prestazioni di forza di tutti i tempi su questa distanza. Poi tanti alti e bassi. Ora, è tempo di mantenere le promesse di un talento unico. Ha passato le batterie senza problemi, bene anche i kenyani Kipyegon Bett e Ferguson Cheruiyot Rotich. Supera il turno pure Adam Kszczot, pericoloso nelle gare tattiche. Male l’altro polacco, Marcin Lewandowski, che passa a stento e malissimo il bosniaco Amel Tuka, rivelazione del 2015 e incapace di passare le batterie quest’anno.
E ora è il momento di Usain Bolt, tra poche ore impegnato nei due ultimi 100 della sua vita

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